La parola mirto è in Sardegna sinonimo di liquore di mirto.
In un ristorante, a fine pasto, si ordina un mirto e in molte case, ancora oggi, si prepara il mirto.
Il liquore di mirto deve il suo sapore e il suo colore inconfondibile al frutto di una pianta – il mirto (Myrtus communis) – tipica della macchia mediterranea e molto diffusa in Sardegna.
La pianta del mirto cresce in forma di cespuglio sviluppandosi fino a 2-2,5 m d’altezza: produce piccole bacche di colore blu violaceo dalle quali si produce il liquore.
Il liquore di mirto si ottiene mediante infusione idroalcoolica a freddo delle bacche (mirto rosso), o delle foglie (mirto bianco). Il mirto bianco è prodotto in quantità inferiori rispetto al mirto rosso.
Il frutto del mirto matura verso fine novembre. Da questo periodo, sino al mese di gennaio, si esegue la raccolta delle bacche. Le bacche, del diametro di circa 1 cm. e di colore violaceo scuro, vengono raccolte a mano in luoghi spesso impervi e trasportate entro uno o due giorni in azienda per la immediata lavorazione.
Non esistono macchine in grado di sostituire la mano dell’uomo durante la fase di raccolta, capaci di staccare le bacche dalla pianta senza offendere l’arbusto.
Per fare questo i raccoglitori si servono di un grosso pettine che viene passato, con estrema cautela, lungo i rami: le bacche, ormai mature, si staccano docilmente e cadono su teli o altri contenitori posti alla base della pianta mentre le foglie, saldamente attaccate alla pianta, non subiscono alcuna rottura.
Dopo una lunga macerazione (fino a sei mesi) la parte solida (le bacche) viene separata dalla parte liquida che resta ancora a maturare nel silos in acciaio. In seguito si procede alla diluizione con acqua ed alla dolcificazione del prodotto, SENZA ALCUNA AGGIUNTA NÉ DI AROMI NÉ DI COLORANTI. Dopo una semplice filtrazione il liquore è pronto per l’imbottigliamento.
Ancora oggi il sistema per la produzione di questo liquore non è cambiato: si sono ampliati gli impianti, si sono affinate le tecniche di produzione, ma il processo è rimasto sempre lo stesso per garantire sempre la stessa qualità e genuinità.
Oggi si stima che di mirto rosso si producano in totale poco più di 2.000.000 di bottiglie ad opera di una trentina di aziende di dimensioni piccole e medio piccole. Non tutti i produttori, però, adottano il sistema di lavorazione tradizionale e genuino: molti infatti usano una miscela di alcool, zucchero, coloranti, “aromi” o “essenze” anche di sintesi chimica, per la produzione di un liquore, chiamato anch’esso mirto, ma che, dal punto di vista organolettico, differisce totalmente da quello ottenuto col sistema tradizionale.
Il mirto nella storia
Questo arbusto, descritto in numerose opere sulla flora sarda o sulle piante aromatiche e medicinali dell’Italia, ebbe un ruolo simbolico sin dall’antichità.
Legato al nome di Venere, dea dell’amore, il mirto compare infatti in numerose leggende. Alcuni ritengono che la dea, dopo il giudizio di Paride, si cinse di una corona fatta con questa pianta; altri, basandosi su quanto affermato da Ovidio nelle Metamorfosi, sostengono che la dea, quando uscì nuda dalla schiuma del mare, si rifugiò dietro un cespuglio di mirto, per nascondersi dagli sguardi concupiscenti di un satiro.
• I Greci usavano il mirto per cingere il capo dei vincitori nei giochi elei. Il rito sembra doversi legare alla leggenda di Myrsine.
• Anche gli antichi Romani conoscevano il mirto. Una leggenda narra che i Romani ed i Sabini si riconciliarono, dopo il famoso ratto, purificandosi con fronde di mirto e che ai piedi del Campidoglio ne furono piantati due alberi.
• Nel medioevo i profumieri ottenevano dai fiori, per distillazione, la cosiddetta “acqua degli angeli”.
• In passato in Sardegna e in Corsica si produceva il cosiddetto “vino di mirto”, ottenuto dalla fermentazione delle bacche in acqua o lasciando macerare le medesime nel vino con aggiunta di miele.
• In Germania, ancora oggi, è usato come pianta propiziatoria nelle nozze.
Le proprietà medicinali del mirto erano conosciute dai Romani che lo usavano per combattere: leucorrea, ulcere, dermatosi, emorroidi, affezioni alle vie urinarie e delle vie respiratorie.
La medicina popolare, inoltre, attribuisce al mirto proprietà curative nelle cistiti, nei disturbi genitourinari e ricorda l’uso come sedativo nervoso e stomachico. I frutti svolgono azione carminativa, astringente, aromatica, tonica. Infusi di foglie sono usati esternamente per detergere la pelle e le mucose esterne, nonché come rinforzante del cuoio capelluto.
Usi medicinali
Le foglie e i frutti del mirto sono particolarmente utilizzati per l’estrazione di olio essenziale.
Le rese più elevate sono possibili nell’epoca della fioritura, che costituisce il tempo balsamico della specie.
L’olio essenziale svolge attività antisettica e balsamica ed è indicato contro le affezioni alle vie respiratorie e viene usato, oltre che in farmacia, come componente aromatico dei profumi.