Voci categorizzate come ‘ricette’
L’idromele è forse la più antica bevanda alcolica che l’uomo abbia conosciuto, in voga prima che fosse introdotto nel Mediterraneo l’uso del vino. The mead is perhaps the oldest alcoholic beverage that man has known, popular before it was introduced in the Mediterranean use of wine.
Il suo nome deriva dall’unione delle due parole greche (che poi sono anche gli ingredienti) hydor (acqua) e méli (miele) che fin dai tempi più antichi rappresentavano divinità venerate e oggetto di culto. His name is a contraction of the two greek words (that are also ingredients) Hydor (water) and Méli (honey) that since ancient times and represented deities venerated object of worship. 
L’ape, in particolare nel mondo celtico , trasformava il Sole in miele mentre l’acqua era vista come linfa vitale che scorreva nelle vene di Madre Terra. The bee, particularly in the Celtic world, transformed the Sun in honey and water was seen as lifeblood that flowed in the veins of Mother Earth.
Dall’unione dei due elementi ecco la sacralità della fusione di cielo e terra. By the two elements here is the sanctity of the merger of heaven and earth.
L’uso dell’idromele è pressochè rimasto intatto fino la medioevo quando era convinzione che, bevuto dopo le nozze, aiutasse gli sposi nella procreazione. The use of the mead has remained almost intact until the Middle Ages when he was convinced that, drunk after the wedding, the bride and groom help in procreation. Da qui la luna di miele. From here the honeymoon.
La ricetta è alquanto semplice e richiede praticamente solo miele, acqua e una scorza di limone. The recipe is very simple and requires virtually only honey, water and lemon rind.
Abbinamenti: sicuramente, servito freddo, è ottimo accompagnato a della buona pasticceria, soprattutto secca. Serving suggestion: surely, served cold, is excellent with a good pastry, especially dry. Scaldato favorisce la liberazione dei bronchi ed è un piccolo aiuto in caso di raffreddore. Heated favors the release of the bronchi and is a little help in the event of a cold.
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Tra le specialità tradizionali di giùlagriglia va annoverato il “filu ‘e ferru”, tipico distillato di acquavite d’origine sarda, entrata nel nostro ventaglio di bontà grazie a Giuliano. 
Si tratta quindi di una grappa da gustare a fine pasto. Di consistenza molto forte e di elevata gradazione alcolica, a conclusione di un’abbondante mangiata assolve un’ottima funzione digestiva. In alcune zone della Sardegna (ad es. in Barbagia) il filu ‘e ferru è ribattezzato abbardente (acqua che arde) proprio per il suo gusto molto forte, secco, deciso.
E’ interessante conoscere l’etimologia del nome “filu ‘e ferru” (letteralmente proprio fil di ferro). La denominazione risale forse già all’ottocento quando si produceva la grappa clandestinamente. Al fine di evitare l’imposta sulla produzione degli alcolici, i sardi inventarono la strategia di nascondere sotto terra le bottiglie, le botti e tutto quanto serviva per la produzione. Per essere poi sicuri di ritrovare i nascondigli e recuperare il tutto piantavano nel terreno dei fili di ferro che spuntavano leggermente quanto bastava per vederli e riconoscere gli anfratti.
Il filu ‘e ferru che vi propone giùlagriglia (ovviamente quando ciò è possibile) è quello fatto in casa, prodotto artigianalmente. Provare per credere!
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La cedrina è una pianta originaria del Sudamerica (Cile, Perù) le cui foglie vengono utilizzate per produrre l’omonimo liquore.
Si tratta di un liquore simile al limoncello di facile preparazione che viene gustato alla fine di un lauto pasto. Non richiede nemmeno un invecchiamento e puo’ essere gustato poco tempo dopo essere stato filtrato. 
De gustibus disputandum non est, ma il nostro consiglio è di servirlo (e berlo) molto freddo, come si farebbe con il limoncello.
Questo liquore fa parte delle proposte di giùlagriglia e puo’ essere gustato al termine delle nostre cene.
Se siete interessati a conoscere la ricetta di Gigliola (che come tutte le ricette ha un velo di mistero, un ingrdiente segreto) potete trovarla nelle nostre ricette scorrendo la pagina fino alla cedrina.
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Può forse sembrare che cuocere la carne (in particolare quella di maiale) alla griglia sia una cosa facile e di per sè lo è se ci si sofferma al momento della cottura. Si appoggiano le salsicce sulla griglia, si girano ogni tanto e voilà! il gioco è fatto.
In realtà una buona grigliata di carne richiede una preparazione di tale impegno senza la quale la cottura non potrebbe mai essere un gioco da ragazzi.
Noi di giùlagriglia abbiamo alcune regole su questa preparazione. Innanzitutto niente carbonella già preparata, ma solo ed esclusivamente legna che viene bruciata fino a formare braci argentate per la cottura. Questa mossa comporta sicuramente un lavoro da fuochista di due/tre ore, ma il risultato è naturale come naturali e non contraffatti sono tutti i nostri prodotti enogastronomici.
Altro segreto riguarda il condimento: giùlagriglia prepara la carne di maiale il giorno prima insaporendola e lasciando che il condimento (nel nostro dialetto “aglione“) la tratti per bene ammorbidendola e insaporendola. Non è quindi carne congelata e vecchia di giorni, ma appena comprata fresca dal nostro macellaio di fiducia.
Infine la regola aurea di ogni grigliata che si rispetti: la carne viene cotta e mangiata! Non succederà mai che giùlagriglia vi presenti in tavola un vassoio di carne cotta alcune ore prima e tenuta in caldo.
Non vi resta che provare per credere. L’ambiente sarà accogliente, la carne cotta a puntino e il vino si sposerà con essa a riempirvi di piacere.
Vi aspettiamo!
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INGREDIENTI
Porcetto Sardo da Latte
sale
pepe
e un piccolo segreto che scoprirete raggiungendo la nostra dimora antica, presso il Castello di Savignano sul Panaro, luogo in cui arricchiremo i vostri palati con sapori che avete ormai dimenticato. Noi di “giùlagriglia” sapremo sicuramente rendere felice la vostra serata con una cucina tipicamente povera, ma allo stesso tempo ricca di emozioni.
Come non assistere alla così evidente tradizionale cottura del PORCEDDU…? Ma sopratutto alla sua degustazione…con un buon bicchiere di vino che potrete scegliere nella nostra cantina privata di Mirco, produttore e amante di sapori sempre più alla ricerca della tanto amata qualità, ereditata da suo padre che affianca ancora oggi in ogni sua decisione migliorandone sempre più la produzione…
Ma procediamo alla cottura del nostro porceddu. Il porcetto allo spiedo è uno dei piatti più tipici della cucina Sarda, e la sua preparazione è un vero e proprio rito delle grandi occasioni, quelle che proponiamo proprio noi di giùlagriglia.
Per il fuoco useremo legni di ginepro leccio e olivastro che donano alla carne un ottimo aroma, saliamo quasi al termine della cottura, e a chi verrà a trovarci non resta che augurare un gran buon divertimento…
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Settembre 11, 2008 · 1 Commento

SEADAS E I SUOI INGREDIENTI :
1 kg di formaggio fresco; 50 gr di farina; 1 kg di farina; 2 buste di vanillina; 280 gr di strutto; 1 arancia; 1/4 di miele; sale
PREPARAZIONE
Tagliate il formaggio a fettine e mettetelo in un tegame, con 1/2 bicchiere d’acqua, la vanillina, l’arancia grattugiata e amalgamate; aggiungete 50 gr di farina e mescolate bene.
Dividete in porzioni il formaggio fuso, e sistematelo su un tagliere umido; schiacciate il formaggio e lasciate riposare. Impastate la farina, con lo strutto e il sale. Tagliate la pasta a dischetti e al centro di ognuno, sistemateci le porzioni di formaggio, ripiegate su se stessa la sfoglia.
A questo punto le sebadas, sono pronte per essere fritte nell’olio caldo, possono essere servite, con sopra un cucchiaio di miele (rigorosamente Sardo) o zucchero…..!! Buon Appetito!
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Formaggi storia e curiosità
Con il passare degli anni molte specialità artigianali lasciano spazio alle produzioni industriali, queste ultime caratterizzate da processi tecnologici standardizzati che non concedono più l’esaltazione dei sapori originali.
Il caseificio Antonio Garau fondato alla fine del 1800 dal precursore Antonio Garau produce formaggi pecorini Sardi difendendo da 4 generazioni il gusto originale del latte proveniente dalle pecore sarde.
Il latte pecorino utilizzato proviene da allevamenti rigorosamente Sardi, che pur nel rispetto delle norme igieniche, mantengono la tipicità del buon gusto antico derivante dalla alimentazione spontanea e selvatica.
I formaggi prodotti seguono scrupolosamente la tradizione tramandata da oltre 100 anni garantendo controlli severi e l’utilizzo di tecnologie adeguate alle norme vigenti, naturalmente i formaggi del caseificio Antonio Garau, non sempre sono costanti (la qualità del latte cambia con il variare delle stagioni e della conseguente alimentazione selvatica ricca di aromi e profumi), ma sicuramente sono ricchi del sapore antico quasi perduto ma non dimenticato.
Per le origini primitive che ha la Sardegna, posso al momento produrre ai più curiosi un frutto della terra veramente antico, il cosi detto Casu Marzu (formaggio decomposto), un articolo che al momento è possibile mercanteggiare…ma non per tutti…!!!

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